La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

3 ottobre 2018 - Politica nazionale

Assemblea politica dei Popolari Italiani-SABATO 6 OTTOBRE 2018

Evento6ottobre

“OLTRE L’UNIONE EUROPEA: PER LA RINASCITA DI UN’EUROPA DEI POPOLI E DELLE NAZIONI”

SABATO 6 OTTOBRE 2018

ORE 10.30

ROMA

TEATRO Golden

(via Taranto n.36)

 

Durante l’Assemblea apriremo la discussione sul

MANIFESTO DEI POPOLARI DELL’ITALIA

 

La drammaticità di una crisi finanziaria ed economica senza precedenti ha reso inaccettabili le responsabilità di una classe politica autoreferenziale e inefficiente, che nei due decenni passati non ha saputo far crescere e modernizzare l’Italia. Il risultato è quello di un Paese impoverito, più diviso, meno solidale e fiducioso nel futuro, che non riesce a stare al passo con le altre democrazie europee. L’elenco di cosa non funziona è noto, come nota è la reazione dei cittadini: astensione elettorale e preoccupanti manifestazioni di antipolitica.

Il processo di rinnovamento del Paese, in grado di realizzare le riforme necessarie, ma anche di aggregare intorno ad esse il consenso popolare, richiede tempo, fatica, coraggio e pazienza. Ogni scorciatoia, lo abbiamo purtroppo visto in questi mesi, è destinata ad allontanarci dalla meta.

Siamo un soggetto politico in formazione, con la precisa volontà di concorrere, con molti altri che ancora non hanno avuto il coraggio di scegliere il cambiamento, a costruire una forza maggioritaria nel Paese e nel Parlamento. Per questo è nostro compito proporre un progetto politico stabile e maturo, a larga partecipazione popolare, non elitario, per non tradire le aspettative e le speranze che abbiamo suscitato.

Il primo passo deve essere la chiarezza nel definire la nostra identità, i valori di appartenenza e la nostra proposta politica. Non siamo né un cartello elettorale né un partito personale, ma un soggetto che va costruito in stretta saldatura tra i simpatizzanti e la gente del nostro Paese che guarda alla politica con preoccupazione e interesse. Ogni incertezza, ogni elitarismo prigioniero di sole logiche parlamentari, come abbiamo visto nei mesi passati, ci condanna all’irrilevanza.

Non è più il tempo delle ideologie, ma delle idee. Per questo la cultura politica non è un orpello da lasciare al Ventesimo secolo. Proprio in un periodo in cui mancano idee sul futuro, la politica non può rinunciare ad avere una visione generale. Cresce tra i cittadini una domanda di “senso” e di orientamento. Al gonfiarsi dell’individualismo va contrapposta una concezione autenticamente comunitaria della democrazia.

La politica non è tecnicismo, non è mera amministrazione, ma scelta delle priorità alla luce della visione del bene comune degli italiani. Cambiare la politica non significa negarne il valore, ma al contrario “ridarle un’anima”, un ancoraggio umano e culturale.

In questa logica proponiamo di costruire un’area politica autenticamente e innovativamente popolare, che riprenda – con nuovi linguaggi, nuove sensibilità e nuova classe dirigente –  allo stesso tempo la storia del popolarismo e del pensiero liberale.

Intendiamo con questo l’impegno a radicarci nelle realtà locali, la scelta di far crescere la politica nella partecipazione democratica, in un rapporto tra eletti e aderenti fatto di mutuo scambio. L’Italia ha bisogno di una politica popolare.

Nulla a che vedere con inaccettabili strumentalizzazioni delle convinzioni religiose né con operazioni nostalgiche.

Noi vogliamo guardare avanti:

al riconoscimento dei diritti umani per tutti e per ciascuno
all’uguaglianza e all’equità per ridistribuire ricchezza e dare opportunità a tutti;
alla valorizzazione della famiglia riconosciuta dalla Costituzione;
alla tutela della vita in tutte le sue stagioni;
al diritto al lavoro per permettere a tutti di vivere con dignità;
al sostegno all’attività imprenditoriale responsabile e innovativa;
all’ammodernamento istituzionale e allo snellimento della macchina pubblica;
alla costruzione di una società accogliente e plurale.

Solo in questo modo, lo spirito riformatore riesce a non sfociare in indifferenza verso la giustizia e la coesione sociale. Solo così si rinnegano le spinte autoritarie che si fanno strada a tratti in Europa.

Il “chi siamo” passa anche da una nuova forma di partito: né liquido né pesante, non verticistico, bensì una struttura federale, solidale e plurale di aderenti, associazioni e movimenti territoriali. Non una macchina elettorale a servizio di un leader ma uno strumento democratico, aperto e trasparente, di partecipazione per i cittadini, nonché di formazione di una classe dirigente onesta, capace e preparata.

Ciò che vogliamo e possiamo ora costruire è un popolarismo di nuova concezione, radicato nella cultura di un cristianesimo rinvigorito dalla testimonianza di tanti martiri che dovunque nel mondo hanno pagato con la vita il loro amore per gli uomini e le donne del nostro tempo. Plurale per sua natura, esso non è confessionale ma risponde al superamento di steccati antichi e nuovi. Comunitario, vuole ricostruire un ethos condiviso e suscitare passione per un destino comune. Nemico di ogni demagogia, esso è esigente sul piano della moralità nella vita pubblica e rigoroso nella gestione della finanza.

 

Da questa visione derivano scelte chiare:

– Verità nella comunicazione ai cittadini sulla reale situazione italiana, per non scaricare su figli e nipoti il peso delle mancate scelte di oggi.

– Centralità del lavoro e dell’impresa per ridare prospettiva di crescita, economica ed umana, al Paese. Disoccupazione, sottoccupazione, assistenzialismo si contrastano concentrando tutte le risorse disponibili in un piano organico di rilancio delle attività produttive, in un quadro di economia sociale di mercato altamente competitiva e perciò idonea a garantire a tutti di poter progredire nella scala sociale.

– Semplificazione amministrativa per snellire la macchina pubblica, che non può essere un ostacolo all’iniziativa imprenditoriale: anziché pensare all’ennesima grande riforma, che resterebbe lettera morta, sosteniamo un’opera di “smaltimento normativo” per rendere la macchina burocratica più semplice e per applicare le tante buone leggi che già ci sono.

– Riformismo sociale per cambiare in profondità il nostro Paese e l’Europa senza lasciare nessuno indietro. Le riforme debbono essere spiegate ai cittadini affinché ne comprendano le ragioni ed i benefici e debbono tener conto delle conseguenze che producono, in particolare sulle fasce della popolazione più vulnerabili e molto provate dalla crisi in corso. C’è una domanda di inclusione di cui si deve tener conto con grande attenzione. La società italiana è percorsa da troppe fratture, che drammaticamente la mettono alla prova e sono espressione della grande fragilità nazionale.

– Autonomismo responsabile capace di dare attuazione al principio di sussidiarietà ed insieme di aumentare democrazia e buongoverno. Dobbiamo rimettere mano alla riforma dello Stato per liberare energie esistenti nella società ed insieme combattere gli enormi sprechi di burocrazie e clientele sviluppatesi negli anni.

– Vocazione europea e mondiale dell’Italia, chiamata ad assumere nuovamente un ruolo chiave nella ridefinizione del quadro globale. C’è bisogno di un nostro protagonismo per costruire gli Stati Uniti d’Europa, capaci di programmare un progetto non solo di tenuta ma anche di crescita comune, fuori dai tecnicismi delle burocrazie, affinché l’UE divenga vera potenza globale, capace di assicurare stabilità interna e pace in molte aree del mondo, a partire dalla crisi in Medio Oriente.

 

Tale progetto comporta scelte politiche contingenti e di medio e lungo respiro.

Una stagione si sta chiudendo. La nuova non può essere costruita sull’ambizione di ereditare semplicemente una parte del vecchio sistema. Perciò non avrebbe senso partecipare in nessun modo alla trasformazione dei partiti sconfitti il 4 marzo o offrire sponda a chi la teorizza anche evocando un presunto “padre nobile”.

Questo progetto si colloca naturalmente – pur se in modo originale – nell’alveo del Partito Popolare europeo.

Molti cittadini, tra cui tanti elettori e simpatizzanti, potranno essere coinvolti in tale progetto per far evolvere un disegno finora rimasto in fase embrionale. Infatti, il vero cambiamento avviene con la partecipazione dei cittadini e non solo degli eletti delle istituzioni. Tale nostro progetto è possibile solo con tante persone nuove, soprattutto credibili, che devono essere coinvolte attivamente.

Gli italiani si sentono sempre meno rappresentati dalla politica e, allo stesso tempo, hanno voglia di fare qualcosa per orientare il loro futuro. Il nostro sarà quello di ridare loro rappresentanza sui problemi concreti della loro vita, non con fumosi, astratti o elitari discorsi. Questa rappresentanza si ricostruisce con proposte concrete e serie, ma anche attraverso l’ascolto e il coinvolgimento dei cittadini in un grande progetto. La politica deve tornare a incarnare la voglia che il Paese cresca e la speranza di un futuro migliore per tutti gli italiani.

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